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Vendola, sacralizzare un leader è un fenomeno berlusconiano

Cari amici di SeL, cari “compagni di viaggio” - senza ironie nascoste -, il mio è un intervento che si colloca tra quello dello stimato compagno Pascale ed il vostro in sua risposta, relativo all’evento Vendola a Civitavecchia. La prosa dell’articolo del compagno Pascale, indubbiamente affascinante, può piacere o meno; tuttavia, al di là della forma, mi pare che i contenuti ci siano e che siano anche piuttosto argomentati. Non sono allusioni, né schizzi di fango. Non è nel mio stile, né di quello del Partito Socialista rinnovato offendere gratuitamente i compagni della sinistra. Siamo stati concordi sin dai primi incontri del centro sinistra, nel voler tutti insieme il rinnovamento, la discontinuità, una vera rinascita del nostro territorio, attraverso la condivisione di programmi ed idee.
Non si può negare che non l’abbiamo messo per iscritto in diversi interventi. In realtà il contenuto profondo del nostro intervanto è un avvertimento: l’esortazione a non cadere nella pericolosa trappola che imprigiona da anni una destra confusa, che si ricompone mediaticamente nel “culto della personalità” del suo capo.
Non invento nulla di nuovo, ricordando in questa sede, che esistono studi sociologici e politici anche sulla cosiddetta “fenomenologia” di Vendola o del “vendolismo”.
In parole semplici lo studio di un fatto assai particolare, ovvero la sacralizzazione del leader, che appare molto più berlusconiana di quanto non voglia essere. Lungi da me il proposito di confrontare una guida della sinistra della levatura di Vendola con il massimo esponente della destra, che ritiene che la sua divinizzazione gli è convenuta e gli convenga perché giustifica a priori qualunque cosa. Intendo semplicemente constatare che sia i modi che la sostanza del berlusconismo sono oramai penetrati così profondamente nella società italiana che lo steso Vendola l’ha riconosciuto per primo. Permetteteci il confronto, anche duro: la lotta politica è lo scontro di opinioni diverse, tutte legittime, che si riconoscono reciprocamente.
E gli eletti del popolo sono oggetto di critiche, non solo degli oppositori, ma anche dei loro stessi elettori e sostenitori. Avviene nelle democrazie, che vi sono personaggi che riscuotono un prestigio tanto particolare, da essere continuo bersagli di critiche feroci. Lasciamo agli altri l’uso dello sciocchezzaio della politica, pieno di battute a perdere e la diffusione di un ipocrita dogmatismo, che menoma la funzione di un partito e attenua la sua funzione creatrice.
Noi siamo la sinistra.
Angela Tandurella
Partito socialista italiano

(27 Set 2011 - Ore 20:20)

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