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Tolfa. Biografia di un illustre cittadino: Basilio Pergi

Basilio Pergi nacque a Tolfa il 28 febbraio 1911 in una famiglia dedita da parecchie generazioni alle libere professioni e all'imprenditoria agricola, ma anche con uno spiccato interesse per l'archeologia. Infatti già suo nonno, Benedetto Pergi, aveva fondato una Società intorno agli anni 1860 per scavare nelle campagne intorno a Tolfa.
Si trasferì da bambino a Civitavecchia con la sua famiglia per studiare e conseguì il diploma di Geometra e Perito agrario a Roma, che raggiungeva giornalmente col treno.
Negli anni Trenta svolse la libera professione, soprattutto in campo agrario, sia a Tolfa che a Civitavecchia e raggiunse così una straordinaria conoscenza del territorio che percorreva a cavallo, a piedi e, più spesso, con l'amatissima motocicletta.
Nel '36 andò per lavoro in Albania, come geometra alle dipendenze della ditta di costruzioni Vasetti: là fu sorpreso dalla guerra e militarizzato. Fece il radiotelegrafista nella campagna di Grecia, ma dopo pochi mesi fu smilitarizzato per occuparsi di nuovo della ditta Vaselli. Ancora in Albania, a Skopje, lo sorprese 1'8 settembre 1943, quando, dopo aver messo in salvo gli altri operai e tecnici italiani, essendo rimasto l'ultimo, trovò chiuso l'aeroporto.
Dovette tornare a casa a piedi, con una rocambolesca fuga attraverso la Jugoslavia e l'Italia settentrionale fino a raggiungere la linea gotica che riuscì ad oltrepassare.
Si stabilì quindi a Civitavecchia con la famiglia e divenne funzionario dell'Ente Maremma, costruendo fra le altre cose la strada, le case ponderali e la chiesetta di Pantano, cioè quella di S. Agostino.
Costantemente nella sua vita fu presente la passione per l'archeologia dei Monti della Tolfa, essendo interessato più al contesto territoriale che atte singole emergenze, più agli aspetti topografici che ai reperti mobili, come si può rilevare dai suoi lavori a stampa più significativi: quello sugli stanziamenti etruschi della Valle del Mignone e quello sul centro etrusco di Luni, comparsi sui Bollettini dell'Associazione archeologica Centumcellae.
Numerose furono nel corso degli anni le segnalazioni alla Soprintendenza, le relazioni sulle escursioni effettuate e gli articoli di giornali, dove puntualmente si adoperava per rendere pubbliche le sue osservazioni.
Andato ìn pensione nel 1976 con molti progetti di attività in testa, la malattia lo colse e distrusse in pochissimi mesi: morì il 28 novembre del 1980.
Questi pochi cenni biografici non possono rendere giustizia alla passione e alla vitalità che sempre emanava la sua figura, che ricordiamo anche per la sua totale dedizione alla famiglia e per l'affetto che elargiva e da cui era sempre circondato.
Molto prima che l'archeologia diventasse un fenomeno di massa, la sua partecipazione alle ricerche fu sempre viva, autentica, costante.
ll suo spirito di osservazione, l'acume, l'approfondita conoscenza del territorio con le sue evidenze archeologiche e la consapevolezza dell'importanza di fissare le esperienze più significative si unirono alla sua passione per la fotografia e lo spinsero a produrre una documentazione puntuale confluita in un vasto archivio di immagini, ora custodito dai figli. Affatto geloso delle sue invidiabili conoscenze dei luoghi e sempre pronto a riconoscere le altrui professionalità, avviò importanti collaborazioni con molti studiosi, fra cui basti ricordare il Prof. Renato Peroni dell'Università La Sapienza di Roma, al quale era legato da un profondo sentimento di stima reciproca.
La sua massima passione fu sempre inoltre il diffondere e trasmettere la sua cultura, ma sempre con sapiente semplicità. Fece parte per molti anni dell'Associazione archeologica Centumcellae, dove radunò un cospicuo numero di ragazzi con cui faceva escursioni e campeggi: la sua naturale predisposizione verso i giovani, che riusciva a coinvolgere in quelle che per allora erano vere e proprie avventure alla scoperta del misterioso mondo dell'archeologia, lo fece diventare un punto di riferimento importante, oltre che molto amato, per quei ragazzi, contribuendo fortemente alla loro formazione.
Con molti altri soci organizzava inoltre visite ai siti archeologici più importanti - soprattutto etruschi - del Lazio settentrionale. In quelle occasioni si impegnava a svolgere le funzioni di "guida", documentandosi con molto impegno e rivelando anche spiccate doti di conferenziere. Oltre a ciò, grazie alla sua conoscenza del territorio unita ad una più che consolidata esperienza, si dedicò anche all'attività di scavi archeologici e di ricerche, spesso con esiti felici, sempre in collaborazione con la Soprintendenza all'Etruria Meridionale, favorendo in molti casi, con le sue segnalazioni,l'avvio di campagne di scavi ufficiali.
L'ampiezza e la varietà dei suoi interessi culturali gli permisero di spaziare senza soluzione di continuità tra l'archeologia e le altre discipline storiche, come testimonia il suo libro "Memorie di un tolfetano", in cui la riflessione sui temi storici della vita e delle relazioni economiche del mondo contadino dell'800 si lega ad osservazioni dirette e a ricordi descritti in modo vivace e vivida

(14 Nov 2011 - Ore 13:57)

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