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Scie schiumose, verifiche anche da parte dell’Arpa

MARE. Le chiede Legambiente dopo le numerose segnalazioni da parte dei bagnanti del litorale laziale
A Tarquinia si attendono anche i dati delle analisi effettuate dall’Università della Tuscia

TARQUINIA – Nuovi controlli in mare per accertare le cause delle scie schiumose apparse sul litorale di Tarquinia, e non solo. Da alcuni giorni infatti una grande macchia schiumosa si manifesta lungo le rive del mare etrusco. Diversi i punti in cui è stata avvistata la chiazza: dalle Saline a Porto Clementino, ma anche di fronte agli stabilimenti balneari del Lido.
All’ennesima segnalazione sono stati effettuati alcuni prelievi: sarà compito dell’equipe del professor Giuseppe Nascetti dell’Università della Tuscia, fare chiarezza sulla natura delle chiazze e sulle cause. Già nei giorni scorsi un gommone della Protezione Civile e un ultraleggero hanno perlustrato le acque costiere tra le località balneari di Tarquinia Lido e Sant’Agostino alla presenza del sindaco Mauro Mazzola, del comandante della Polizia Locale Cesare Belli e della coordinatrice della Protezione Civile Paola Leonini. Domenica scorsa ennesimo intervento della Capitaneria di Porto con gli uomini del comandante Lamberto Alessandro, e altre segnalazioni lunedì.
«Il Comune, in collaborazione anche con la Guardia Costiera, ha intensificato i pattugliamenti per capire l’origine delle scie. – spiega il primo cittadino Mauro Mazzola – Il fenomeno quest’anno non si era mai presentato e solo negli ultimi giorni di agosto sta facendo la sua ricomparsa. Le uscite proseguiranno nelle prossime settimane, perché è fondamentale capire quali siano le cause del problema e intervenire per risolverlo».
A registrare le chiazze schiumose in mare, oltre a Tarquinia anche altre località del litorale laziale: da Ladispoli a Sperlonga sono infatti aumentate in questi giorni le segnalazioni di macchie gialle, scie nere e schiume marroni avvistate dai bagnanti, destando non poche preoccupazioni circa l’origine e la pericolosità di questi fenomeni. Pochi giorni fa Legambiente Lazio ha raccolto infatti la segnalazione di alcuni bagnanti delle spiagge di Marina di Ardea di Tor S. Lorenzo, dove davanti al lido ‘‘Piccola Capri’’ da giorni l’acqua sembrerebbe essere sempre più torbida e maleodorante. A Sperlonga, in mare, galleggiano rifiuti ed escrementi; chiazze giallastre ricoprono inoltre le acque tra Ladispoli e Cerveteri e scie nere si sono insinuate lungo le rive di Nettuno. Sul fenomeno, sindaci e guardia costiera rassicurano, parlando di un «fenomeno naturale legato al ciclo riproduttivo delle alghe», ma Legambiente Lazio chiede con forza all’Arpa di effettuare ulteriori controlli sulle chiazze per chiarirne l’origine e il grado di pericolosità e quindi prevedere tempestivi interventi di ripristino della salubrità delle acque. «Siamo davvero allarmati, sono troppe le situazioni di inquinamento e fioriture algali che minacciano la vita del nostro mare e i bagnanti - ha affermato la direttrice di Legambiente Lazio, Cristiana Avenali - Da nord a sud il litorale laziale corre ancora troppi rischi sul fronte della depurazione e del carico organico. Chiediamo perciò che l’Arpa effettui ulteriori controlli sui campioni delle acque interessate e renda al più presto noti i risultati, anche chiarendo le tipologie algali e la eventuale tossicità».
Ale.Ro.

(30 Ago 2011 - Ore 15:02)

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