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Maturità, 25 anni dopo

CIVITAVECCHIA - "Era l’anno dei mondiali quelli dell’86, Paolo Rossi era un ragazzo come noi......cantava Antonello Venditti, e quelli erano i ragazzi del liceo Giulio Cesare di Roma. La storia che racconto, invece, riguarda i ragazzi dell’ istituto Luigi Calamatta che, dopo 25 anni dal diploma, si sono incontrati per festeggiare questo quarto di secolo che gli ha aperto le porte della maturità e, salutando l’adolescenza, li ha forgiati uomini.
Formidabile quell’anno che inizia con l’esplosione dello Space Shuttle Challenger e l’apertura del maxi processo alla mafia, che attraversa la tragedia di Cernobyl e le prodezze di Maradona ai mondiali del Messico e si conclude nell’assoluzione di Enzo Tortora e il summit tra Reagan e Gorbaciov.
Per quei ragazzi, però, il 1986 volò tutto dun fiato sulle ali della fantasia che, con i suoi voli pindarici, accompagnava ognuno di loro ad immaginare il futuro come più gli piaceva e dove le difficoltà, gli attriti, le sconfitte che sarebbero giunte da lì a poco non trovavano posto.
Poi il tempo passa, come un postino che ogni giorno ti suona alla porta e ti desta dai tuoi sogni, e ci si ritrova uomini, mariti, padri e, per i più fortunati, ancora figli.
Questo, tuttavia, è il bello della vita che ti regala emozioni impensate come l’ incontrarsi dopo 25 anni.
Si comincia allora con lo scambio delle esperienze professionali e, nella conta delle molteplici attività lavorativa intraprese, si trovano quelli che lavorano all’ ENEL, o nelle società satelliti, che sono la maggior parte; ci sono tecnici nel settore dei trasporti su rotaia, nella compagnia aerea di bandiera e nelle produzioni cinematografiche; c’è anche un insegnante; un laureato in scienze della comunicazione che lavora presso il Ministero dell’Interno; un addetto nel Corpo Forestale dello Stato; ci sono autisti e persino uno scultore che ha intrapreso la via dell’arte.
Affiorano, infine, ricordi sopiti e, come in un amarcord felliniano, si ritorna indietro sull’ottovolante del tempo, tra momenti di spensieratezza e gogliardiche prese in giro e, in un fermo immagine incantato nel quale tutto scompare, si rimane soli con i propri compagni di scuola, quelli del Calamatta di Civitavecchia, quelli dell’86, quando Paolo Rossi non era proprio un ragazzo come loro".
G.D. 
 

(25 Ott 2011 - Ore 09:41)

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