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Lo scippo della legge per il riordino delle Università Agrarie

TARQUINIA. Si anima il dibattito. Il Pd attacca la Regione Lazio «che arroga a sè il controllo di merito sugli atti degli Enti»
Daniele Ricci: «Si stanno togliendo le proprietà collettive ai cittadini legittimi proprietari. Il testo sembra una procedura di liquidazione». E Palmini: «Fumosa la sorte dei dipendenti: si richiama ad obblighi di assorbimento da parte dei Comuni che aprono a dubbi applicativi»

 TARQUINIA – Si anima a Tarquinia il dibattito sulla legge per il riordino delle Università Agrarie. I rappresentanti del Pd di Tarquinia lanciano un appello ai consiglieri regionali, affinché rigettino la proposta di legge contestata dalle Agrarie di tutto il Lazio. «È un vero scippo. Fermate quella legge», dicono dal Partito democratico locale. «Siamo tornati indietro di decenni - attacca il capogruppo del Pd Alberto Blasi - la Regione arroga a sé il controllo di merito sugli atti delle Università Agrarie; annulla l’autonomia statutaria da sempre punto qualificante degli enti civici e abusa dei suoi poteri dando alla Giunta una sorta di delega in bianco per commissariamento e scioglimento. Assurdo: è stato stravolto il testo discusso con gli Enti interessati».
«Si stanno scippando le proprietà collettive ai cittadini legittimi proprietari. – attacca Daniele Ricci (nella foto) – La legge di riordino delle Università Agrarie è una truffa che vuole dismettere Enti che hanno fatto la storia dei nostri territori. Nel merito, la legge sembra più una procedura di liquidazione che non un vero riordino. Ricompaiono strane competenze e poteri di controllo affidati ai Comuni che i tribunali hanno già negato. I criteri per la soppressione degli Enti sono lasciati all’arbitrio di regolamenti varati dalla Giunta, quindi fuori dal testo di legge e dalle competenze del Consiglio Regionale».
«Il ruolo delle terre pubbliche sul Piano Casa è uno degli elementi chiave per capire le forze lobbistiche che spingono per la soppressione – dice infine Armando Palmini - Fumosa anche la sorte dei dipendenti assunti presso gli Enti Agrari, si richiama ad obblighi di assorbimento da parte dei Comuni che aprono perplessità e dubbi applicativi».

(31 Ott 2011 - Ore 20:41)

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