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«L’annessione a Ladispoli è illogica»

Cerveteri. Il consigliere comunale Juri Marini interviene sulla richiesta di secessione di Cerenova e Campo di Mare 
«Inoltre nella legge regionale c’è una lacuna normativa

CERVETERI – Piovono interventi sul tema della richiesta di referendum dei residenti di Cerenova per il distacco da Cerveteri e annessione a Ladispoli. Il consigliere comunale Juri Marini parla di lacune nella legge regionale e illustra i motivi per cui «l’annessione a Ladispoli sarebbe illogica». «Quando intervengono importanti ed imponenti interessi privati - dice il consigliere comunale - i diritti dei cittadini finiscono troppo spesso per essere calpestati, o strumentalizzati. E’ quanto rischia di accadere alle migliaia di firmatari per il referendum di Cerenova e Campo di Mare. La scelta di cambiare la richiesta referendaria, dal voler istituire un ‘‘nuovo autonomo Comune’’ a quella di volersi invece ‘‘staccare’’ per diventare una ‘‘frazione’’ del Comune di Ladispoli, a quanto pare potrebbe rendere vano ogni sforzo. La legge regionale invocata (l.r. n. 19/1980) presenta infatti una lacuna importante: prevede che una o più frazioni possano staccarsi per formare un nuovo comune, oppure, che due o più comuni possano unirsi o aggregarsi ad un comune contermine. Ma non disciplina più l’ipotesi che una frazione si stacchi per annettersi ad altro Comune già esistente (a differenza delle leggi di altre regioni sulla medesima materia). Tale fattispecie, originariamente prevista alla lettera d) dell’art. 1, venne infatti cassata dalla Corte Costituzionale per ragioni legate alle popolazioni da coinvolgere nel Referendum. La Regione tuttavia, che pur intervenne successivamente sulla stessa legge, non ritenne di dover ripristinare tale ipotesi. Una mancanza di forma, quindi, che potrebbe tuttavia comportare complicazioni inattese».
«Al di là dei cavilli giuridici - prosegue Marini - e per essere chiari fino in fondo, a quel referendum voterei comunque ‘‘No’’. Per due ragioni di fondo: primo, Cerveteri “è” Cerenova, Cerveteri “è” Campo di Mare, e il mare è parte fondamentale della sua storia, della sua identità. Secondo, mi rifiuto di credere che il problema possa essere di tipo culturale: l’assunto che Ladispoli sarebbe “meglio” di Cerveteri non vuol dire nulla, rappresenta solo una semplificazione infondata e strumentale; il punto, piuttosto, sta nella qualità della classe politica che si elegge, e questo è un dato non predeterminabile, né a Cerveteri, ma neppure a Ladispoli». «Detto ciò, conclude il consigliere Marini - sorvolando sulle inevitabili speculazioni politiche che seguiranno l’epilogo della vicenda, ritengo ben più utile e importante evidenziare alcuni fatti oggettivi, affinché ognuno possa trarne propri autonomi giudizi. Punto primo: quelle migliaia di firme rappresentano un grido di indignazione senza precedenti contro la vecchia classe politica che ha sempre relegato la frazione marina a terra di conquista di voti in campagna elettorale, ma non ha mai saputo (o voluto) trovare soluzioni concrete al suo degrado progressivo e imperante. Punto secondo: nella frazione insistono imponenti interessi economico-urbanistici contrapposti, che di fatto rappresentano il tappo ad ogni ipotesi di soluzione. Punto terzo: i limiti territoriali che si vogliono mettere a referendum vanno ampiamente al di là dei confini della frazione stessa, e comprendono terreni in cui insistono ulteriori importanti interessi come i Patti Territoriali, la Cantina Sociale, la Zona Artigianale, le terme di Pian della Carlotta»

(29 Set 2011)

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