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Il dimensionamento è un colpo di scure alla scuola pubblica

In Italia è ormai radicata una deleteria abitudine a definire con termini edulcorati operazioni dalle finalità distruttive, in una sorta di ossimoro lessicale che opera una pericolosa distorsione della realtà. Dopo la cosiddetta “razionalizzazione” varata dal trio Tremonti-Berlusconi-Gelmini per camuffare la mannaia di 8 miliardi di euro sottratti alla scuola pubblica, siamo ora di fronte alla benevola definizione di “Dimensionamento” per mascherare quello che in sostanza non è altro che un nuovo devastante colpo di scure sul sistema della pubblica istruzione o, per rimanere in analogo campo semantico, un suo assai dannoso “ridimensionamento”. Concordo con Damiria Delmirani su un punto: il sistema scolastico cittadino necessitava sicuramente di una riorganizzazione sotto l’aspetto logistico-amministrativo. La “geografia” di alcuni plessi andava ridisegnata ed alcuni edifici scolastici adibiti ad altre finalità. Penso, ad esempio, al plesso di via Regina Elena che, per la conformazione delle sue aule, è assolutamente inadatto e con scarsi requisiti di sicurezza ad ospitare delle attività scolastiche. In tal senso il principio da adottare era quello avviato negli anni passati dalle precedenti amministrazioni comunali e provinciali: non il decentramento ma semmai l’accentramento delle strutture scolastiche per migliorarne la gestione e le attività svolte. Un valido esempio è rappresentato in tal senso dall’Istituto superiore di via della Polveriera e doveva rappresentarlo la struttura scolastica prevista al Bricchetto ma di cui, con l’amministrazione “del fare”, si sono perse le tracce.
Questo cosiddetto “Dimensionamento”, però, è tutta un’altra operazione.
E’ in primo luogo l’appendice degli 8 miliardi di tagli per fronteggiare la riduzione di personale amministrativo che si è determinata quest’anno: l’accorpamento di vari plessi mira soprattutto a questo. E i benefici è difficile scorgerli nel momento in cui meno personale amministrativo si ritrova a gestire le attività scolastiche di un maggiore numero di alunni: almeno mille. Un numero spropositato. Gestione che deve essere affrontata con meno risorse umane ma anche economiche. Dov’è il vantaggio?
Su un punto dissento invece assolutamente con Damiria Delmirani: la qualità della didattica risente eccome di questo cosiddetto “Dimensionamento”, e anche pesantemente come intendo dimostrare. In primo luogo è notorio che ormai il numero di Dirigenti scolastici è inferiore, nonostante gli accorpamenti e la nascita di Istituti comprensivi, al numero delle scuole stesse. A questa deficienza si fa fronte con le “Reggenze”, ovvero dirigenti scolastici che dirigono contemporaneamente due scuole, privilegiandone tuttavia logisticamente una sola perché non possono avere il dono del’ubiquità. Nella scuola dove un Dirigente è “Reggente” la gestione dell’istituto è delegata come prassi al Vice Preside e ai suoi collaboratori che però non possono per legge sostituirsi sempre al Dirigente nelle decisioni e nelle delibere da adottare. Ne consegue che l’attività amministrativa procede molto a rilento, le comunicazioni ad alunni, genitori e docenti spesso tardano ad arrivare e, soprattutto, l’attività di direzione della scuola di Vice Preside e collaboratori si sovrappone all’attività didattica che dovrebbero svolgere in classe e che viene spesso sacrificata, con grave nocumento per gli alunni. Creare istituti di mille e più alunni senza un Dirigente scolastico titolare, come accade già oggi, è pura follia.
Ma accade anche, e già da alcuni anni gli effetti deleteri sono visibili e concreti, che la creazione di istituti comprensivi per raggiungere il tetto dei 1000 studenti determina la compresenza di ordini di scuole di diverso grado nello stesso ambiente. E’ chiaro a tutti che scuole dell’Infanzia, e soprattutto scuole Elementari e Medie non possono convivere sotto un unico plesso e sotto una stessa dirigenza. Perché le attività didattiche, gli orari, le esigenze sono notevolmente differenti; così come profondamente differente è l’attività di amministrazione. Ma i Dirigenti scolastici non sono tuttologi; e capita, come è riscontrabile in migliaia di scuole italiane, che Dirigenti scolastici titolari in istituti superiori si ritrovino con una reggenza a gestire istituti comprensivi con all’interno una scuola elementare, di cui, dal punto di vista normativo e didattico, conoscono poco o nulla, con effetti dirompenti sulla qualità dell’amministrazione e della didattica.
E se davvero si vuole convincere i cittadini che il “Dimensionamento” non intacchi la qualità della didattica porto come esempio quanto mi è già accaduto quest’anno nella scuola dove insegno, l’Istituto comprensivo “Don Milani” di Valcanneto: alunni della Prima elementare “parcheggiati” nella mia classe di Terza media perché la loro maestra è assente e, in virtù dei tagli, nessuno la può sostituire. Questa sarebbe una scuola migliore?

Marco Galice
CPS Coordinamento Precari Scuola Roma

(07 Feb 2012 - Ore 14:24)

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