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I licenziamenti Opel sul tavolo dell’UE

Fiumicino. Gli esponenti della Lega interrogano il Parlamento Europeo sulla chiusura dello stabilimento. Il Carroccio ha chiesto anche l’intevento dei ministri Patuanelli e Catalfo

FIUMICINO - La chiusura dello stabilimento Opel di Fiumicino finisce sulla scrivania del Parlamento Europeo, al quale gli Europarlamentari della Lega hanno presentato un’interrogazione sui 62 operai licenziati.
Ad annunciarlo, in un post su Facebook, il senatore del Carroccio, William De Vecchis, che nei giorni scorsi aveva protocollato anche un’interrogazione a risposta scritta al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, e al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, per sapere «se il governo stia valutando di convocare un tavolo ministeriale per affrontare il tema richiamato in premessa e, più in generale, quali siano le iniziative che i ministri competenti vogliano adottare al fine di tutelare i lavoratori coinvolti». 
Le interrogazioni della Lega arrivano a seguito della nuova lettera di licenziamento inviata ai 62 dipendenti dello stabilimento Opel che ha sede a Fiumicino, più precisamente nel quartiere di Parco Leonardo, dove, dal 1969, «operano magazzinieri e impiegati del centro di distribuzione ricambi, personale qualificato cui l’azienda non ha concesso nessuna alternativa concreta, limitandosi a comunicare con pochissimi preavviso l’intenzione di porre fine al rapporto di lavoro». 
La chiusura, secondo quanto viene dichiarato dai vertici dell’azienda, è stata decisa in base ad un piano di riorganizzazione aziendale. Una decisione che lascia a casa ben 62 operai e la cui età media si aggira intorno ai 50 anni.
Lavoratori che, dopo aver trascorso una vita all’interno della struttura del litorale, cadono nel dramma del ricollocamento in una fascia di età a “rischio”.
La procedura di licenziamento collettivo in questione è stata definita “esubero”: significa che avendo una natura strutturale, l’azienda non farà ricorso ad alcun tipo di ammortamento sociale, ne sarà possibile ricorrere al part-time.
Nei giorni scorsi, si è tenuto a Fiumicino anche un Consiglio comunale straordinario, dove è emerso che, nonostante il caso sia stato sottoposto anche all’attenzione della Regione, «le Istituzioni non possono avere potere decisionale sulle politiche lavorative che riguardano un’azienda privata». 
E, sebbene il destino dei lavoratori sia ormai ben delineato, nonostante «un difetto di procedura nell’applicazione dei licenziamenti», per il quale sembrava che l’azienda avesse ritirato la decisione poi smentita dopo qualche ora, con l’invio delle nuove lettere di licenziamento, l’intenzione delle Istituzioni locali e regionali è quella di «non spegnere i riflettori sulla vicenda» e di lavorare affinché si costituisca «un tavolo permanente» che possa monitorare «lo stato di salute» di tutte le aziende nel Lazio e controllare che tutti i lavoratori siano tutelati.
Una “mozione”, dunque, che è stata accolta e sottoscritta all’unanimità da tutti gli esponenti dell’Amministrazione comunale di Fiumicino, i quali, in questo caso, hanno dichiarato all’unisono l’intento di «tutelare il lavoro e la dignità della persona, al di là dei colori politici» e per fare in modo che «non avvengano altre vicende Opel, Alitalia ed altre crisi che si stanno prospettando e che porteranno il territorio verso un’emergenza sociale».

(23 Ott 2019 - Ore 10:44)

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