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Foibe, quando il concetto di popolo sovrasta l'umanità e la tolleranza

CIVITAVECCHIA - "Sorprende come il concetto di “popolo” abbia sovrastato quello di “umanità” e “tolleranza”, ma ancora più triste è vedere come nel corso della vita alcuni episodi come razzismo e intolleranza si ripetano. L’idea di “popolo” che avevano concepito ci porta alla seguente domanda: è realmente migliore il prototipo di un popolo avente un’ideologia politica integralista? Correva l’anno 1945, la Seconda Guerra Mondiale era giunta quasi al termine e gli occhi delle potenze mondiali coinvolte erano puntati sulla Germania, ma in un’altra parte d’Europa vi era in corso un eccidio: migliaia di persone furono torturate e uccise a Trieste e nell’Istria dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito. Le vittime erano prevalentemente italiani, sloveni e croati che si opponevano al regime comunista. Quale fu il motivo di tutto questo odio? Negli anni ’30 si era formato un movimento nazionalista croato che prese il nome di Ustascia; questi collaborarono con le truppe tedesche di occupazione perseguitando in particolar modo i partigiani di Tito e compiendo una vera e propria pulizia etnica nei confronti dei Serbi. A queste milizie jugoslave si affiancarono anche i fascisti italiani. Finita la Guerra e sconfitte le truppe tedesche la vendetta delle truppe comuniste jugoslave fu terribile e sommaria. Le vittime furono ridotte alla stregua degli schiavi: dovettero sottostare ad atroci sevizie, vennero spogliati dei loro vestiti e della loro dignità e, per ultimo, furono legati l’uno all’altro con del fil di ferro. Gli aguzzini si divertivano a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri in una cavità nella roccia ed era lì che attendeva loro la morte. In tale contesto è doveroso citare la “Foiba di Basovizza” originariamente si trattava di un pozzo minerario che, nel maggio del 1945, divenne luogo di esecuzioni sommarie per prigionieri, militari e civili inizialmente destinati ai campi d’internamento allestiti in Slovenia e successivamente giustiziati a Basovizza. I martiri delle foibe di Basovizza furono prelevati nelle case di Trieste nei quaranta giorni di occupazione jugoslava della città, questi vennero legati e sospinti a gruppi verso l’orlo dell’abisso. Una scarica di mitra faceva precipitare tutti nel baratro. Coloro che sopravvivevano al volo di duecento metri agonizzavano tra gli spasmi delle ferite e delle lacerazioni causate dagli spuntoni di roccia. Il sito di Basovizza, nel 1992, fu dichiarato, dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, monumento nazionale in memoria di tutte le vittime degli eccidi dal 1943 fino al 1945. Questa storia è stata per troppo tempo oscurata e dimenticata in Italia e tutte le informazioni e le notizie, fino a pochi anni fa, furono negate e cancellate dai manuali scolastici.

Sara Fresi – Responsabile Donne IDV Civitavecchia


(09 Feb 2010)

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