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Encefalopatia epatica, cruciali i segni precoci

Secondo l’esperta soltanto una diagnosi anticipata può salvare dall’ospedalizzazione

Un cronometro e un obiettivo: elencare in un minuto il massimo numero di animali che vengono in mente. Sembra un banale quiz, invece è una cosa seria e l’esito potrebbe fare la differenza per un paziente con cirrosi e sospetta encefalopatia epatica - condizione causata dall’accumulo nel sangue di sostanze tossiche per il cervello che normalmente vengono rimosse dal fegato - aiutando in maniera semplice e immediata i camici bianchi a stanare il nemico anche quando non dà evidenti segni di sé. Il test è ‘made in Italy’. L’hanno messo a punto scienziati dell’università di Padova, che hanno presentato il loro lavoro (lo studio si è guadagnato le pagine della rivista scientifica ‘Hepatology’) in diversi congressi internazionali, suscitando l’entusiasmo degli specialisti perché «è uno strumento rapido e a costo zero, adatto a essere impiegato nella routine. Lo può utilizzare chiunque e consente di lavorare accanto al malato senza portarlo in centri particolari con competenze ultra specializzate», spiega all’AdnKronos Salute Sara Montagnese, in forze al Dipartimento di medicina dell’università di Padova. Quello della diagnosi è un momento cruciale. «Le linee guida più recenti suggeriscono che idealmente ogni paziente a rischio dovrebbe essere valutato», si legge nello studio. Ma se l’encefalopatia epatica, che produce un chiaro disorientamento nel tempo, nello spazio e nell’identità, viene più facilmente rilevata, è invece difficile intercettare e quantificare condizioni in cui è latente e asintomatica (encefalopatia minima), al punto che solo test psicometrici o strumenti neurofisiologici possono fotografarla. Lo stesso problema si ha quando i sintomi sono appena accennati o quando l’encefalopatia epatica produce segni clinici poco definiti (stadio 1). La forma più diffusa di encefalopatia epatica è quella di tipo C, complicanza della cirrosi epatica, acuta e cronica, e affligge il 30-40% dei pazienti con cirrosi. Il problema di salute è rilevante, osservano gli esperti, poiché anche nella sua espressione minima si associa a un aumento del carico assistenziale per il caregiver, a una prognosi scarsa, a un aumento del rischio di attacchi gravi. E va identificata anche per differenziarla in un ampio spettro di disturbi mentali. Il team italiano si è concentrato sull’applicabilità di un test facilmente eseguibile al letto del malato o in ambulatorio per ottenere una valutazione sistematica e rapida dei pazienti con cirrosi per i quali l’encefalopatia epatica non si accompagna a un evidente disorientamento.

(10 Giu 2017 - Ore 20:47)

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