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In Cassazione il destino del Patto

Il parere della commissione Urbanistica sulla variante dello Sterpeto sospeso dopo l’intervento di Scotti. Nel 1990 l’azienda di Parenti stipulò un contratto preliminare con la Edilfondiaria. Poi sostenne che era un atto simulato e che avrebbe potuto disporre dei terreni per l’outlet e gli altri progetti. Ma ha avuto torto sia in primo grado che in appello. Nessuno finora in oltre 10 anni aveva sollevato il problema

CIVITAVECCHIA - La realizzazione dei progetti del Patto territoriale di Civitavecchia che insistono in località Sterpeto rischia di essere compromessa dall’esito di un contenzioso lungo quasi 20 anni. Si tratta del caso sollevato in Commissione Urbanistica dal consigliere comunale Sandro Scotti, che al momento dell’esame della variante ha sollevato la questione della disponibilità delle aree da parte del Consorzio Olivieri, ovvero del soggetto proponente l’iniziativa legata al Patto. Quello che sembrava un dubbio destinato ad essere fugato nella seduta successiva della Commissione, considerato anche il fatto che i progetti del Patto hanno superato un iter e una istruttoria durata oltre 10 anni, si è invece rivelato un problema tanto serio da poter compromettere tutto, o almeno da far sì che si debba aprire una trattativa tra i privati coinvolti. In sostanza, i terreni su cui dovrebbero sorgere l’outlet e le altre strutture progettate dal Consorzio Olivieri, secondo il Tribunale di Civitavecchia e la Corte di Appello di Roma sarebbero stati ceduti alla Edilfondiaria srl, amministrata all’epoca della conclusione dell’accordo da Franco Farina (no timprenditore locale, direttore e socio, tra l’altro, dell’Aquafelix) ed oggi facente riferimento al commercialista tarquiniese Vasco Palombini. Nel 1990 la Edilfondiaria concluse un contratto preliminare con la Azienda Agraria Mediterranea, per l’acquisto della proprietà di 123 ettari in località Sterpeto, tra l’Aurelia, fosso della Vite, fosso della Cava di gesso e l’A12, ad un prezzo di circa 3 miliardi e 400 milioni di lire. Successivamente, quando entrò in ballo l’ipotesi poi inserita nel Patto, la società amministrata da Arturo Parenti cercò di dimostrare che si trattava di un contratto simulato ed impugnò la trascrizione della sentenza del Tribunale che dichiarava il trasferimento della proprietà alla Edilfondiaria. Nel 2003 la Corte di Appello ha confermato la sentenza di primo grado. Il giudizio in Cassazione è atteso per il prossimo 9 luglio ed i nComune c’è chi in questi giorni si sta agitando non poco per cercare, prima di allora, di procedere comunque con la variante, mentre il buon senso - a questo punto - suggerirebbe di attendere la definitiva conclusione della vicenda e, casomai, di cominciare a chiedersi come in tutti questi anni nessuno si sia mai posto il problema che un procedimento così importante nel migliore dei casi sarebbe rimasto sub judice durante il lungo iter burocratico. Qualora, invece, anche l’Alta Corte confermasse le sentenze precedenti, sarebbe necessario quell’accordo finora mai raggiunto bonariamente per non far svanire l’ennesimo grande progetto che avrebbe dovuto portare centinaia di posti di lavoro.

(13 Giu 2008 - Ore 20:38)

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